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Nella patria dello Schioppettino

Lo Schioppettino
Il luogo dove lo Schioppettino è rinato
La valle di Cialla è un piccolo scrigno circondata da boschi sospeso tra l’Adriatico e le Alpi Giulie
Il susseguirsi di giornate calde e ventilate a notti fresche creano le condizioni ottimali per una perfetta maturazione delle uve. La zona è da sempre rinomata per la produzione di eccellenti vini non solo bianchi ma anche rossi.
CENNI STORICI
Sin dal Medioevo si hanno notizie della coltivazione dello Schioppettino, localmente chiamato anche Sclopetin o Ribolla Nera, ed il vino prodotto in limitata quantità era ricercato e rinomato per la sua rarità e qualità.
Lo Schioppettino storicamente era coltivato su un territorio limitatissimo di pochi chilometri quadrati, era infatti conoscenza del tempo che lo Schioppettino se coltivato al di fuori della sua zona d’origine perdeva parte delle sue caratteristiche di finezza e speziatura che lo rendevano unico.
Per secoli lo Schioppettino fu coltivato a Cialla e nella zona limitrofa di Prepotto.

A metà del XIX secolo con l’avvento della fillossera (parassita fitofago di origine americana che attacca e compromette l’apparato radicale della vite) lo Schioppettino venne quasi completamente distrutto. I viticoltori del tempo non ebbero modo di preservare alcuni esemplari dalla distruzione: la varietà era coltivato su un territorio limitatissimo che non venne risparmiato dal parassita. In un momento così cruciale della nostra storia viticola si pensò di sostituire le varietà autoctone e di introdurre i più blasonati vitigni francesi, ben più facili da coltivare e molto più produttivi. Una ricca documentazione su questo argomento la possiamo trovare sfogliando le varie annate tra il 1890 ed il 1930 dei periodici dell’Associazione Agraria Friulana (organo dell’Istituzioni Agricole e delle Commissioni Tecnico-Agrarie provinciali del Friuli e della Società Agraria di Trieste).

A fronte di una sua storia millenaria, alla fine degli anni sessanta del novecento lo Schioppettino era quasi scomparso e venne considerato estinto dai burocrati che non lo inserirono neppure nell'elenco delle varietà di cui era consentita la coltivazione.
LA RINASCITA
A Cialla, nel 1970, avviene un piccolo miracolo: Paolo e Dina Rapuzzi fondano la cantina Ronchi di Cialla e grazie anche all'aiuto di Bernardo Bruno, allora sindaco di Prepotto, riescono a trovare circa 60 viti superstiti di Schioppettino.
Selezionando le migliori gemme dai tralci fecero delle nuove talee e riuscirono nell’arco di 2 anni a realizzare un primo impianto di 3.500 viti che segnò a tutti gli effetti la rinascita dello Schioppettino.
UN NUOVO PRESTIGIO
Come riconoscimento di tanto lavoro e lungimiranza, ai coniugi Rapuzzi nel 1976 viene assegnato il prestigioso premio Risit d'Aur (Barbatelle d'Oro), prima edizione, delle Distillerie Nonino di Percoto con la seguente motivazione: "...per aver dato razionale impulso alla coltivazione, nel suo habitat più vocato in Cialla di Prepotto, dell'antico prestigioso vitigno autoctono Schioppettino, di cui assurde leggi ne hanno decretato l'estinzione…".
In giuria anche Luigi Veronelli che si innamorò prima della storia e poi del vino Schioppettino.
Dopo oltre quarant’anni lo Schioppettino è venduto ed apprezzato in tutto il mondo, numerose annate, custodite nelle nostre cantine a Ronchi di Cialla, sono state sottoposte a rabboccamento. Lo Schioppettino da vitigno estinto, grazie a Ronchi di Cialla ed alla famiglia Rapuzzi, sta vivendo una nuova giovinezza e un rinnovato periodo di celebrità.
Lo Schioppettino
I momenti salienti della rinascita dello Schioppettino nel cru Ronchi di Cialla.

1970

Fondazione dell’Azienda Ronchi di Cialla da parte di Paolo e Dina Rapuzzi. Da subito la filosofia aziendale è stata quella di coltivare unicamente vitigni autoctoni friulani ed ottenerne grandi vini da invecchiamento. La scelta dello Schioppettino è parsa da subito obbligata in quanto la valle di Cialla è una sua zona d’eccellenza. Notizie storiche del XIII secolo parlavano dello Schioppettino come una delle varietà più pregiate del territorio del comune di Prepotto, l’abbandonarlo sarebbe stato un delitto contro il patrimonio culturale e storico friulano. Oltre ai problemi pratici per il recupero delle marze da destinare all’innesto delle prime 3500 viti, vi erano considerevoli problemi di ordine burocratico in quanto le prospettive erano quelle della denuncia penale e dell’espianto forzato della vigna. Infatti all’inizio degli anni ’70 la posizione giuridica di questo vitigno era gravemente compromessa, esso non figurava neppure nel novero delle varietà cui era consentita la coltivazione.

1976

Assegnazione del primo “Risit d’aur” per l’impianto di Schioppettino con la seguente motivazione: “…a Dina e Paolo Rapuzzi per aver dato razionale impulso alla coltivazione, nel suo habitat più vocato in Cialla di Prepotto, dell’antico prestigioso vitigno autoctono Schioppettino, di cui assurde leggi ne hanno decretato l’estinzione…”. Nello stesso anno viene autorizzata la coltivazione dello Schioppettino ed ha inizio la sua rinascita.

1977

Prima vendemmia dello Schioppettino.

1978

Il 14 marzo viene depositato dal notaio un comunicato sui risultati della vendemmia 1977 ai Ronchi di Cialla destinato agli amici giornalisti ed agli amatori del vino: “Schioppettino. – Vendemmiato il 18.10.’77, dalle 3500 viti disposte su Ha 2 si sono ottenuti 35 hl. Ora sta subendo la fermentazione malolattica al fine di passarlo all’invecchiamento in fusti di rovere da 225 litri, dove se ne prevede il riposo per sei, otto mesi. Di notevole struttura, lascia intravedere precisa personalità”

1983

E' stata stabilita la delimitazione geografica della valle di Cialla anche per lo Schioppettino.

1989

Lo Schioppettino viene riconosciuto DOC Colli Orientali del Friuli.

1995

Sulla base della legge 164 viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 278/95 il disciplinare del CRU CIALLA. A tutt’oggi risulta essere l’unica sottozona in Italia ove una sola azienda (Ronchi di Cialla) produce vini provenienti da cinque vitigni autoctoni: Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso, Ribolla, Verduzzo e Picolit.

2001

Il 12 gennaio lo Schioppettino di Cialla 1986 e 1988 viene battuto all’asta da Christie’s a New York assieme ai più prestigiosi crus italiani e francesi.L’azienda Ronchi di Cialla emette il “1° Bando di Rabboccamento” per le prestigiose annate di Schioppettino di Cialla 1985 e Verduzzo di Cialla 1983. Il 19 e 20 maggio si è proceduto all’operazione di rabboccamento, alla presenza di un notaio, di un numero limitato di bottiglie di proprietà dell’Azienda ed altre, provenienti anche dall’estero, di clienti.

2002

Il giorno 8 giugno 2002 ai Ronchi di Cialla sono stati celebrati i primi 25 anni dalla rinascita dello Schioppettino. E’ stato presentato un arco di 25 anni di Schioppettino dei Ronchi di Cialla esemplificato in sei annate (1998, 1990, 1985, 1983, 1980 e 1977) degustate da una numerosa e selezionata commissione di esperti. Grande impressione è stata suscitata dall’evoluzione dello Schioppettino di Cialla nel tempo, dalla sua unicità e possibilità di esprimersi ed elevarsi attraverso i lunghissimi invecchiamenti.

2003

Il giorno 10 maggio viene effettuato il 2° Rabboccamento nei Ronchi di Cialla. Alla presenza di un notaio e della famiglia Rapuzzi, vengono rabboccati Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso, Picolit e Verduzzo dell’annata 1977. All’operazione vengono sottoposte le bottiglie di proprietà dell’azienda Ronchi di Cialla ed altre di proprietà dei più prestigiosi clienti.

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